QUAGLINO DEBORA, Finestre

L’opera nasce da una riflessione sulla frase: Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze virili della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. (…) Non c’è in esse nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano (A. Gramsci, “Odio gli indifferenti”, 11 febbraio 1917). Sviluppa attraverso il motivo della finestra o meglio delle finestre una reale e l’altra virtuale (il mondo di internet) lo stesso concetto.  La finestra reale richiama l’immobilità di uno sguardo senza  azione, chi osserva ma non fa nulla; la finestra virtuale (web, network) in fondo non è molto diversa,  si tratta di uno schermo dietro il quale molti si nascondono, forse si esprimono, ma in fondo non agiscono e questo è un altro modo di guardare e di rimanere indifferenti.

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