NEGAR SHARIATY, Gutta cavat lapidem

L’opera trova ispirazione dalla forza di volontà di Antonio Gramsci, dalla sua fiducia nel dialogo e nel ruolo dell’educazione; ne sono testimonianza le Lettere così come l’iniziativa di creare una scuola clandestina per i compagni di confino a Ustica. A coloro che vedevano la violenza come unica forma di opposizione al regime, Gramsci ripeteva che non avrebbe arrecato loro alcun beneficio. Sarebbe stato come sbattere la testa contro un muro di mattoni: il muro sarebbe rimasto in piedi mentre le loro teste sarebbero finite a pezzi (Giovanni Lay in Mimma Paulesu Quercioli, Gramsci vivo: nelle testimonianze dei suoi contemporanei, 1977). I blocchi divengono metafora del fascismo e di un momento storico più ampio: come le gocce scavano la pietra, così le pacifiche idee di Gramsci, piano piano, riuscirono a fargli oltrepassare il muro del fascismo senza rompersi la testa.

1 commento

  1. Un lavoro coerente con il tema e di particolare significato. Molto suggestivo

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