MAGGI FEDERICA, 7047

L’opera si ispira alle lettere che Antonio Gramsci scrisse alla madre, cui era molto legato, durante il carcere. Ogni elemento ha una propria simbologia: il rosso, che scorre sul collage di lettere, rappresenta l’emorragia che lo portò alla morte; la sagoma con la sua figura, quasi mostruosa, fa riferimento al morbo di cui era affetto; infine, all’interno di questa, il testo della lettera che ha ispirato l’opera: “Non ho mai voluto mutare le mie opinioni, per le quali sarei disposto a dare la vita e non solo a stare in prigione. Vorrei consolarti di questo dispiacere che ti ho dato: ma non potevo fare diversamente. La vita è così, molto dura, e i figli qualche volta devono dare dei grandi dolori alle loro mamme, se vogliono conservare il loro onore e la loro dignità di uomini.” (A. Gramsci, 10 maggio 1928)

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